Germania, i risultati delle elezioni: CDU/CSU e SPD uniche forze con i numeri per governare
Domenica 24 febbraio i cittadini tedeschi sono stati chiamati alle urne per rinnovare il Bundestag. All’indomani del voto, il quadro politico appare chiaro: l’unica coalizione con una maggioranza parlamentare sarebbe ancora una volta quella tra CDU/CSU e SPD. Insieme, infatti, i due partiti hanno ottenuto 328 seggi sui 630 totali, superando la soglia necessaria per governare. Ma troveranno un accordo?
Si tratterebbe di un ritorno alla Große Koalition, già sperimentata in tre dei quattro governi guidati da Angela Merkel. Tuttavia, il contesto attuale è più complesso, con un elettorato sempre più frammentato e la crescita di forze alternative, in particolare l’AfD.
Lo sbarramento del 5% e i partiti esclusi dal Bundestag
Un elemento decisivo per la composizione del nuovo Parlamento è stato il meccanismo della soglia di sbarramento al 5%. Quest’anno, tre partiti si trovavano a rischio esclusione: BSW, il nuovo partito “rossobruno” di Sahra Wagenknecht, il partito liberale Freie Demokraten (FDP) e Die Linke, il partito della sinistra radicale.
Alla fine, solo Die Linke ha superato la soglia, entrando in Parlamento con l’8,8% dei voti (in netta crescita rispetto al 4,9% del 2021). Il partito ha beneficiato di una forte esposizione mediatica negli ultimi giorni di campagna elettorale, posizionandosi come il principale argine all’AfD e ottenendo grande visibilità sui social network.
Al contrario, la FDP è rimasta fuori dal Bundestag, fermandosi al 4,3%, meno della metà dell’11,4% ottenuto nel 2021. Un risultato che segna una bocciatura per la linea rigorista sul bilancio adottata negli ultimi anni, che aveva portato alla rottura con SPD e Verdi e alla caduta del governo Scholz.
Clamoroso il caso del BSW, escluso per appena 13.000 voti (pari allo 0,03%). Il partito ha annunciato che chiederà il riconteggio.
Una Germania divisa: CDU/CSU avanti, ma l’AfD domina a Est
I risultati delle elezioni confermano la CDU/CSU come primo partito con il 28,5% dei voti, seguita dall’AfD al 20,8%. Tuttavia, la distribuzione geografica del consenso è tutt’altro che uniforme.
La mappa del voto nei collegi uninominali (Erststimme) mostra un’affermazione netta dell’AfD nell’ex Germania Est, dove il partito si è imposto in 46 collegi. La SPD, invece, mantiene le sue roccaforti nella Ruhr e in Bassa Sassonia, mentre Die Linke ottiene 4 dei suoi 6 seggi uninominali a Berlino.
Un altro dato significativo riguarda l’affluenza: il 82,5% degli elettori tedeschi si è recato alle urne, un aumento rispetto al 76,4% del 2021. Un trend opposto rispetto all’Italia, dove l’affluenza alle elezioni politiche del 2022 si è fermata al 63,9%, in calo rispetto al 72,9% del 2018.
AfD cresce: da dove arrivano i suoi voti? E dove sono finiti quelli di FDP e SPD?
L’AfD ha più che raddoppiato i suoi consensi rispetto alle elezioni del 2021, raggiungendo il 20,8% dei voti. Ma chi ha scelto il partito di estrema destra questa volta?
Secondo i flussi elettorali elaborati da Infratest dimap, i nuovi voti per AfD provengono principalmente da elettori astenuti nel 2021, che questa volta hanno deciso di partecipare al voto, e ex elettori CDU/CSU, FDP e SPD, che hanno abbandonato i rispettivi partiti per spostarsi su posizioni più radicali.
Anche FDP e SPD hanno subito forti perdite rispetto al 2021. FDP ha più che dimezzato i propri consensi, passando dall’11,4% al 4,3%. I suoi ex elettori si sono spostati principalmente verso CDU/CSU e AfD. SPD ha perso quasi il 10%, crollando dal 25,7% al 16,4%. Una fetta significativa dei suoi ex elettori – circa 560.000 voti – si è spostata su Die Linke, contribuendo alla crescita del partito, che è passato dal 5% al 9%.
Germania divisa: età e territorio pesano sulle scelte di voto
La frattura Est-Ovest rimane un elemento chiave della politica tedesca, ma le divisioni elettorali emergono anche per età e area di residenza.
Secondo le stime ARD, le preferenze dei tedeschi variano sensibilmente in base alla fascia anagrafica: La Linke è il primo partito tra i 18-24enni, AfD domina tra i 25-44enni e CDU/CSU è avanti tra gli over 45.
I partiti tradizionali (CDU/CSU e SPD) registrano un forte divario generazionale: insieme raccolgono appena il 25% tra gli under 25, ma arrivano al 68% tra gli over 70.
Anche il fattore urbano-rurale si conferma determinante. A Berlino, ad esempio, il voto si è distanziato nettamente dal dato nazionale: Die Linke è il primo partito con il 19,9%, più del doppio della sua media nazionale, I Verdi e BSW ottengono rispettivamente il 16,8% e il 6,6%. La CDU si ferma al 18,3%, dieci punti sotto il risultato nazionale.
Immigrazione ed economia i temi chiave della campagna
I temi dominanti della campagna elettorale del 2025 sono stati molto diversi rispetto a quelli del 2021.
Mentre quattro anni fa il 47% degli elettori indicava l’ambiente come una delle principali priorità, oggi questo dato è sceso al 15%. A occupare il centro del dibattito sono stati l’immigrazione (44%) e l’economia (36%).
Un cambio di priorità che ha inciso profondamente sugli equilibri politici, premiando partiti come AfD e CDU/CSU, che hanno puntato su questi temi nei loro programmi elettorali.
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